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Cassapanca vintage
  • FaberFaber dicembre 2010
    Posts: 2

     


    L'altra sera mi sono messo finalmente a fare il cambio di stagione; via jet e guantini primaverili e dentro integrale, guanti di pelle e scaldacollo. Ho spostato la pila di volantini pubblicitari, di ombrelli, di giornalini, macchinine e cappellini, sacchetti vuoti e qualche bolletta ed ho aperto la cassapanca. Dentro un pò di tutto; in superfice il volume/manuale del Kappa, un ragno,  due stampe comprate in Inghilterra di un de Havilland Tiger Moth e di uno Spitfire Mk.IX , un paio di pantaloni impermiabili imbottiti ed un sacchetto con accessori vari per il casco. Più in profondità l'antipioggia intera della Triumph, il sacco della Tucano e l'imbragatura per portare il figlio. Cerco i guanti pesanti che stanno dentro ad una borsa da sebatoio che ha visto tempi migliori ( i miei, in questo caso). Emergono invece i Dainese che usavo in pista tot anni fa. Che tenerezza.. sembrano i guantini con cui la nonna andava al teatro, fini fini con una pelle che sembra di cent'anni, con delle protezioni che guardando quelle in titanio e carbonio di oggi non sembrano adatte neanche per potare le siepi. Me li metto, mi fanno un'effetto strambo e le mani mi sembrano piccolissime. Dall'angolino spunta il bianco delle ginocchiere da cross. Roba da Corrado Madii, le Acerbis che si tengono su solo con una strisciolina di velcro che passa dietro al ginocchio. Ho un ricordo di fastidio. La protezione del ginocchio è fin troppo modellata e dà veramente fastidio tenendo la gamba distesa. Il laccio elastico deve essere bello stretto, sennò il gambale scivola. Era ingombrante e non riuscivo a chiudere bene gli stivali che da parte loro erano di una pelle coriacea e con dei ganci assurdi. Me li metto e mi rendo conto che oggi non andrebbero bene neanche per andare a pattinare. Scavo ancora e salta fuori quella specie di collare nero che si metteva in inverno intorno al casco per non congelarsi il collo. In realtà, se si riusciva a mettersi il casco con quell'affare che si infilava da tutte le parti, e ad allacciarlo, si era costretti a prodecere con la visiera aperta perchè si appannava tutto. Ma fino ad una certa velocità, perchè andando veloce si sfilava finendo a sbatacchiare intorno al collo.  I più audaci ci mettevano un giro di nastro da pacchi, ma erano quelli che quando pioveva non esitavano a coprirsi con saccone nero della monnezza, a mò di poncho. Il materiale però è ancora buono, lo svaso per le spalle è conformato correttamente. Lo metto intorno al collo e riesce persino a stare su da solo. Mi chiedo come potrei riutilizzarlo. Scavando saltano su anche due fasce lombari; la prima, senza nome, con una striscetta tricolore al centro è ancora in ottimo stato, il che tradisce un uso poco intenso; la seconda è addirittura della Jollisport, ma è più deformata. La indosso e vedo che nonostante tutto ha mantenuto una buona elasticità anche se magari oggi non se la metterebbe manco un cameriere di una bettola, figurati un motociclante col paraschiena in odore di obbligo per legge. Ho un bel ricordo di viaggi estivi. Ravanando nel fondo ritrovo le bombolettine vuote di un kit riparazione per tubless. Non so perchè le tengo. Forse solo per ricordare che non hanno funzionato. E poi trovo lui: l'interfono pneumatico della Nava ! Nome pomposo per la semplice applicazione del principio del telefono fatto con due barattoli ed uno spago. Beh, in realtà è un pò più complesso. Alle estremità di un tubetto di gomma ci sono due funghetti con un velcro che si attaccano alla fodera del casco. Al loro interno ci sono due membrane, sempre di gomma. Tu parli dentro al tuo funghetto ed il tubicino porta le vibrazioni al funghetto vicino all'orecchio del compagno di viaggio. Ovviamente ci sono due tubicini. Buono per velocità fino a 70 Km/ora poi il nulla, solo un unico e costante fruscio del vento. Una volta ce lo siamo dimenticati attaccato. Mia moglie, all'epoca fidanzata, ma parliamo del paleozoico, scende dalla moto frettolosamente senza sganciarlo. I tubetti di gomma sono sufficientemente elastici e l'effetto "bretelleeeeeeee"  con conseguente sbocciata di ritorno è assicurata. C'è ancora un intero paesino greco che ride.  Dato che è un meccanismo semplice funziona ancora; ci parlo dentro e mi viene in mente la barzelletta di "parlo con il capitano?" e lo dico: "Parlo con il capitano ?". In quel momento entra mia moglie e vede quel marasma di roba sparsa dappertutto come se fosse passato un tornado ed io con i guantini, i gambali bianchi, la fascia elastica intorno ai fianchi ed il collarone nero che parlo con un misterioso capitano  dentro ad un tubetto di gomma. Mi ha chiesto se in ufficio era andato tutto bene e poi ha deciso di prepararmi da mangiare solo cose leggere. E' vero, io c'ho la sindrome del rigattiere, ma credo che siano in molti ad avere un contenitore vintage che contiene cose a cui restano appiccicati ricordi vari.


    Beh, ho fatto outing. 


     

  • ernia3 dicembre 2010
    Posts: 8

    io c'ho il garage che è un contenitore vintage.


    un tenerè dell'83 che uso con degli alpinestar coevi


    un laverda sf 750 del 73


    una speed del 99


    sto seriamente prendendo in considerazione di vendere una mercedes del 2002 per una saab cabrio del 90.


    sai, me rovina l'effetto vintage

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